New Page umane, il corpo testo (pt 2)

“Diceva Walter Benjamin che nell’immagine dialettica convergono_ passato e presente, l’istante, e generano il futuro.”
Era scritto nel discorso letto durante la performance per l’inaugurazione della mostra personale con le New Page di Teresa Lutri e Francesco Aprile, il 15 ottobre 2010 a Lecce presso il Fondo Verri.
La performance, ideata da Francesco Aprile_ curata e realizzata dallo stesso assieme a Teresa Lutri, si inscriveva nella contestualizzazione della parola-corpo, intendendo le New Page in quanto UMANE. Ossia, partendo dal concetto secondo cui Mcluhan contestualizzava l’energia elettrica come estensione dei centri nervosi umani, si arrivava_ attraverso l’inserimento di una serie di codici all’interno della punteggiatura, tutti provenienti dal linguaggio elettronico-informatico_ a considerare la parola, il testo, come estensione, propaggine, del corpo umano, in un tentativo di realizzazione della concezione mcluhaniana dei media come estensione dell’uomo.

Dalla lettura del discorso fu eliminata una premessa. Necessaria a chiarirne modalità e forme. Ma necessaria era, anche, l’eliminazione di questa_ per poter rendere più diretta e forte l’idea, il concetto, la natura stessa delle parole.
Si parlava di sradicamento sociale che precede le nostre stesse nascite, facendo riferimento a tutto un percorso di rilettura e trasformazione del linguaggio iniziato prima di noi, in questo Sud del Sud inascoltato. Iniziato con lo stesso fondatore del movimento letterario New Page, ossia Francesco Saverio Dòdaro, e poi estesosi ai poeti Antonio Leonardo Verri e Salvatore Toma, al pittore Edoardo De Candia, all’esperienza teatrale di Astràgali, alla ricerca culturale di Mauro Marino e ancora ancora. Ancora.

Si parlava dell’assenza del futuro come diretta conseguenza dell’assenza di una storia, di un passato. Questo in riferimento alle rivoluzioni americane del ‘900 nel campo dell’arte, dal gestualismo di Jackson Pollock all’arte Pop di Andy Warhol e via dicendo, come conseguenza dell’assenza di una loro storia millenaria, pomposa, asfissiante, degradante, da ansia funebre, consentendo_ a loro_ una continua via d’uscita|
scandagliando le strade per una riformulazione del linguaggio.

Per questo. Noi_ oggi|
Siamo senza futuro.

Perché, in virtù di questa assenza presenza americana sulle vie del linguaggio, in virtù della presenza di uno sradicamento sociale della parola, delle rivoluzioni letterarie che ci precedono, abbiamo cancellato la nostra storia da ansia funebre per aderire alle sconnessioni logiche di derivazioni elettronico-informatiche delle parole come estensioni del corpo.
Per questo, oggi, la frantumazione del rigo, il riutilizzo del punto, riletto in virtù di uno schema composto da muscoli nervi carne parola-corpo, l’intrusione di nuovi segni di punteggiatura provenienti dai linguaggi della contemporaneità, il sistematico rifiuto di una nostra storia asfissiante castrante_ perché, nell’assenza di un passato non si genera il futuro, perché dove non convergono istante e passato, ma si realizza solo l’istante|
non si scorge futuro. E noi|
Oggi|
nell’abuso saturazione della società|

SIAMO SENZA FUTURO.

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