New Page_03 settembre 2010

Mauro Marino, la new wave del fare culturale


venerdì 03 settembre 2010
ImageMauro Marino è operatore culturale. L’occhio sempre attento alle necessità, l’accortezza che la provincia, terreno d’azione che è Lecce, non sia tutto un livellare, smussare, ma che a tratti angoli e capoversi mal si prestano a livellamenti. Sono figli dell’imprevisto. Dello stupore. Ma scrive anche. Viene dal teatro. Dalle relazioni che la parola assume fra condizione eterea e corpo. L’incastrarsi delle sillabe nello scavarsi della carne, della pelle, scendere in ogni parte del corpo per poi tornare. Porta con sé esperienze teatrali di spessore, anche nazionale, che ne hanno segnato lo sviluppo artistico ed inaugura la nuova apertura che il movimento New Page (al quale aderisce nel 2010), fondato da Francesco Saverio Dòdaro, riserva al teatro. Nasce il Teatro In Store. Cento parole per cento autori per cento anni. Leggere l’ora per rileggere il teatro. (Teatro in Store, Movimento New Page, giugno 2010) Parla di silenzi. Come le pause della vita. E quelle proprie dell’inchiostro. È scrittura. Che affronta sempre il reale. Sa farsi spazio preposto all’ascolto e dall’ascolto assume consistenza. Forza. Porta con sé lo sguardo per il sociale delle lotte non violente di Danilo Dolci, la militanza culturale del fare scrittura e provincia di Antonio L. Verri. Di entrambi è allievo. Il lavorìo instancabile del cercare. Parole come di vento, come di spine, fra lo svolgersi esausto delle frenesie. Del mormorio urbano. Ancora. Che la scrittura la sente addosso. È percepire. Subire, anche. L’impatto, impossibile da frenare, del tempo. Va via. E ci si ferma, si ferma, all’ascolto. Ancora. Ed è sapersi aprire al mondo. Alle piccole cose del quotidiano, nell’immediatezza di saperle come vere, grandi, indispensabili. Al di fuori del resto. Che scivola via. Sul sentiero perso della propria terra. Che arranca e dimentica. Sembra assente. Esente da una memoria di sé. «Le pietre della mia terra luccicano, al buio fanno la strada…mondane ora sono, dimentiche d’ogni essenza.» In una terra dove, ora, l’essenza dissolve la propria presenza nello svincolarsi dal quotidiano che non è più scansione del Imagetempo. Qui. Da qui. Ora, l’impegno. La poesia. Del gesto stesso del fare culturale. Ha fondato e dirige, a Lecce dal 1999, il presidio del libro “Fondo Verri”, opera con un laboratorio di scrittura e di arti espressive presso il “Centro per la cura e la ricerca sui disturbi del comportamento alimentare” della Asl di Lecce. È curatore delle pagine culturali del quotidiano Il Paese Nuovo. È stato coordinatore editoriale della collana di poesia “Voli” per le edizioni “I Libri di Icaro”. Ha curato la collana di poesia di Besa Editrice “Poet/Bar, magazzino di poesia”. Ha curato il volume “Graffiare i muri. Cantieri Koreja, storia di un teatro” edizioni Titivillus, 2010. Ha curato graficamente i fogli del fare culturale di “Motus”. Esponente della CopyArt italiana, nel 2005 ha visto la luce il catalogo “Motus, la copyart di Mauro Marino” per Big Sur, in cui è lo stesso Marino a raccontare l’esperienza di Motus, il giornale a muro nato a Urbino, dalla necessità del fare cultura e del sentire poetico di un gruppo di raggazzi, studenti fuorisede in quegli anni ’80 nel pieno della new wave. E della new eave, Mauro Marino, si porta addosso la necessità. La scrittura è Vertigine. Rivolgimento in giro. L’etimo. L’essenza assente del vuoto sotto i piedi nell’atto della scrittura. L’entrare in collisione. Collidere. ImageQuasi stridere. Lo sfregarsi di noi stessi nell’incontro fra l’inconscio e la scrittura. Il foglio di carta. Tre rose rosa. Sono parole al di là di ogni spiegazione. Viene meno, anche, un qualsiasi tentativo. Lo svelare che resta «insvelato». E c’è solo il delirio di una vertigine come capogiro nell’incanto delle parole. Il dire in rapporto allo scrivere che nell’opera di Mauro Marino si fonde, sapientemente, con la rievocazione, forte, delle immagini (delle quali, lo stesso autore, è abile “ammaestratore”). La capacità di “dosare” colori dell’anima da fondere nello sfumare delle immagini interiori con quelle esteriori del resto del mondo. Un quadro paratestuale che riporta alla dimensione sonora della new wave degli anni ’80, dagli Smiths in poi, nei vuoti. I silenzi e l’ascolto. 

F. A.

2010/08/30

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