New Page_21 novembre 2010

Bartolomé Ferrando inaugura la sezione “Scavi”, nuova apertura del movimento letterario New Page – fondato da Francesco Saverio Dòdaro – all’interno della quale non si riscontra la concettualità legata alle “cento parole”, si realizzano, invece, testi anche superiori con lo scopo di indagare a livello teorico le vie del linguaggio.

Un mondo. Una ricerca poetica. Un percorso. Rigoroso. Stretto fra semplicità comunicativa – figlia di un agire diretto, come d’impulso – ed una caratterizzazione profonda del significato. Per una ricerca gonfia. Colma. Di una strutturazione accurata. La prassi poetica di Bartolomé Ferrando sembra muoversi a metà strada fra quel mondo spagnolo che Ortega Y Gasset descriveva come magico e quel mondo europeo che, lo stesso pensatore, definiva come rigoroso, scientifico. Bartolomé Ferrando attua una sintesi perfetta fra questi due “poli”, realizzando una ricerca profondamente strutturata, rigorosa, quasi chirurgica, sostituendo al taglio del bisturi una fine poetica che fende l’animo, caratterizzando il tutto con un’atmosfera densa, ancestrale, che attribuisce al suo agire poetico uno scenario forte, forte di contrasti emotivi che sembrano precedere il tempo, scongelando il corpo dell’uomo da quello stato amorfo del tempo di oggi, restituendolo a quel contatto primitivo di un suo linguaggio immaginato, sviluppato col contatto totale del corpo nudo con l’essenza degli anni e le palpitazioni del mondo. Da qui l’atmosfera carica di una ricerca accurata, ma che si esprime attraverso una metodica comunicativa all’apparenza semplice perché diretta. L’aspetto magico, quello che in Wittgenstein apparteneva alla sfera del non detto, del non dicibile, e ricadeva in ciò che il viennese definiva come “mistico”, sembra caratterizzarsi di una forza e di atmosfere che si generano attraverso una sorta di disfacimento del soggetto poetico in quanto sovrastruttura di una pratica poetica che è diretta espressione dell’essenza, nuda, della poesia e ricerca poetica di Bartolomé Ferrando, da qui il ricorso alla semplicità comunicativa come espressione di questo disfacimento, di questa eliminazione di una sovrastruttura tecnico-pratica dell’atto in sé. Genera, così, un’atmosfera di tipo magico annullando il soggetto poetico attraverso il suo disfacimento che, nell’emergere della semplicità, regola, invece, l’essenza del soggetto poetico eliminandone inutili sovrastrutture, in un percorso “per sottrazione tecnica della poetica”. Destinazione ultima, l’espressione semplice e diretta di una sua stessa pratica poetica.

Francesco Aprile


Bartolomé Ferrando
è autore, performer, poeta visivo. Titolare della cattedra di Performace presso la facoltà di Bellas Artes dell’Universidad  Politécnica de Valencia, è coordinatore della rivista Texto Poetico.


“Habla” il suo testo per il Movimento New Page di Francesco Saverio Dòdaro può essere letto, di seguito, nella traduzione di Federica Miggiano.

“Parla. La sua voce segue la voce che fugge; ascolta quello che dice e quello che non dice. Le parole si tessono e si intrecciano formando una trama interminabile; le loro ombre si toccano e compongono una musica muta, invisibile, che graffia l’aria strappando grida pallide, per dove passa il vento; questo, inciampa con la sua voce e la distrugge. Le parole diventano riccioli e volute vuote, che ospitano al loro interno sentimenti e pensieri. Tutto è in movimento: la lingua, la voce, quello che ascolta, e quello che tu e lui pensate e sentite; e, andando da un luogo all’altro, una parola si trasforma in pensiero, o quello che ascolta, lo sente e torna a dirlo, ricordandosi o meno di quello che ha detto. Vi unisce un filo di suono, di voce, di aria; e quello che tu pensi, attraversa lo spazio che lui avverte e che tu guardi; graffi i vuoti delle sue parole fatte vento, e scrivi con i tuoi occhi sull’ombra di quello che pensa o dice. Il tratto delle tue parole, scivola e fugge tra i suoi occhi; qualche volta, il suo corpo resta nascosto nella penombra della sua voce; altre parole, si disperdono per un chiaro di pagina e di aria, deformando la figura abbozzata per i tuoi occhi e la sua bocca. Un seminato di urla segue e persegue, attraversando il suo corpo e il tuo: unghiate, scivoloni, graffi, inciampi. Scrittura informe in dispersione; incrocio di incroci. La sua voce, nella sua fuga, lascia dietro di sé un vuoto che esige più suono. Cresce la sua afonia; le sue parole lo lasciano muto.”

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