New Page_18 febbraio 2011

Il testo respira. Assapora il tempo. Il ritorno a casa. Nell’essere due. Nell’essere duale dell’anima. Dell’incontro. Del trovarsi. Accarezzarsi. Sentire l’altro per sentire se stessi. La nascita della morte sembra rimandare ai concetti dòdariani del Movimento Genetico (1976) nei quali Francesco Saverio Dòdaro ribadiva, attraverso quella causa primaria intesa come “manque à être” lacaniana, che è la mancanza come separazione del soggetto centrale dal «complemento materno» (Francesco Saverio Dòdaro, Codice Yem. Le origini del linguaggio, ovvero la rifondazione della coppia, Ghen 25.6.79) l’origine dell’arte, di quell’arte, quella musicalità e quella separazione che sono al centro del gesto artistico. E la dedica a Francesco Saverio Dòdaro, riportata in apertura del testo, sembra confermare l’impressione di un testo che suona, sa farsi armonia, memoria di se stesso e dell’altro, memoria di uno, memoria di due, suono dell’incontro. Il suono delle parole è quello onomatopeico della felicità, del ritorno del bambino alla madre, dell’allattare al seno, quel seno che Francesco Saverio Dòdaro riconduce proprio alla parola felicità. Etimologicamente, infatti, è possibile rintracciare l’origine del termine “felicità” attraverso una serie di parole che rimandano al seno, alla fertilità, alla nascita. Dunque, felicità è considerata come «pienamente appagato nei suoi desideri» (Dante, 1321), e dal latino “felice” ne ricaviamo “fertile, nutriente” dalla stessa radice di Fecundus (fecondo). Perché è l’umanizzazione del desiderio a condurre al linguaggio. O, come scriveva Rousseau nel suo “Origine della disuguaglianza”, «Notate inoltre che, poiché il bambino doveva spiegare tutti i suoi bisogni, e quindi aveva da dire più cose alla madre che non la madre al bambino, era sulle sue spalle che gravava il peso dell’invenzione e la lingua che usava doveva essere in gran parte opera sua.» (Jean-Jacques Rousseau, Origine della disuguaglianza, Feltrinelli, 2008). Così se la felicità è l’appagamento dei desideri ed il linguaggio si genera con l’umanizzazione del desiderio stesso che è possibile ricondurre al seno della donna, non a torto Dòdaro ricollega l’aspetto della Felicità al seno ed al femminile come desiderio ed umanizzazione dello stesso, delle pulsioni insite nell’uomo. E risalendo al termine Fecondo non si può non notare il legame col femminile al quale, dunque, risale anche la parola felicità, in quanto ad una attestazione storica il termine fecondo viene individuato come «detto di donna o di femmina di animali che può procreare» (Zanobi da Strata, 1364). Mentre dal greco possiamo risalire, ancora con più precisione, a “Phyo” (Fèo) dalla radice Bhu, essere, feto, Femmina, FELICE. Freudianamente il desiderio si attesta come il seno della madre, primo giocattolo erotico del bambino. Il seno assume il ruolo del ricongiungimento all’essere nella sua unità primordiale, un tentativo di ricucire lo strappo dovuto alla mancanza che si genera all’atto della nascita. La separazione che Thass-Thienemann riconduce al vuoto, al trauma della nascita, individuando nelle antiche lingue slave la parola vuoto come contrario di incinta. In un componimento inserito fra le rime attribuite a Petrarca l’etimologia del termine seno incontra il ventre, infatti è scritto “ventre materno”, o per dirla con Giacomo da Lentini (1250) “intimità della coscienza”. Ciò si materializza nel testo di Patricia Aguilera Arroyo, nel suono della felicità, nell’unione che attraversa il tempo e dona la consapevolezza alla parola che, alla nascita, segue la morte di ciò che eravamo e si libera l’arte come “linguaggio del lutto” per la separazione dalla madre. La vita, “è solo il percorso” ed il ritorno a casa sono due labbra che si incontrano, il suono dell’allattare, il ritmo, il ritmo del suono, del contatto, del ritorno, fra madre e figlio e l’anima. “La mia anima, essendo due…”. O, come scrive l’autrice stessa parlando del suo testo, «Quando riconosci il posto che la morte ha nel tuo cuore, la vita fluisce. Perché così non ci saranno paure che la bloccheranno».

Francesco Aprile

E’ possibile scaricare il pdf di Paese Nuovo con la New Page di Patricia Aguilera Arroyo, il commento al testo, e la traduzione di Serena Stìfani.

Link: 2011-02-18_NP_Patricia Aguilera

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