Tutti i semi della lingua, dalla prima serata di Cinema del Reale

Tre parole chiave. Visioni passioni rivoluzioni. Poi. Uno spiazzo. La sera che scende lenta e si aggomitola sottopelle, fra i capelli e la luce incrostata dei lampioni. I vicoli stretti che si intersecano e sottendono lo sguardo alle visioni che – la luce alterata sui calcinacci e l’acciottolato intrepido luminescente dello spazio attorno genera e delega l’impossibile al semplice gesto del guardare che si colloca nella piazza comunicativa della polisemia e trascende l’istante. E l’istante, quello cinematografico, si proietta sullo spartito di un programma ricco, dinamico, articolato fra il castello e lo spazio antistante. In una serata, la prima, spazio a proiezioni interessanti che dalle 21:00 scontornano la sera e rinfocolano lo sguardo sulle dinamiche del proiettare. In un clima, quello nostro – del nostro ora, fortemente influenzato dagli sconvolgimenti sociali tecno-multimediali, Cinema del Reale apre una finestra sulle innovazioni di Agnès Varda, regista francese anticipatrice della Nouvelle Vague, e donna dallo sguardo lucido che denso si slancia alla poesia e, come citato nel catalogo di Cinema del Reale, «l’amiamo per la giovinezza incredibile dei suoi sguardi» dice Jackie Buet (Direzione artistica – Festival de Films de Femmes De Créteil). Importanti appuntamenti cinematografici sono quelli che si snodano attorno alle figure di Cecilia Mangini (proiezione di “V. & V.” di Lino Del Fra in collaborazione con Cecilia Magini) e Piero Longo, alias Militant P, raccontato da Mattia Epifani in Rockman, storia di una rivoluzione culturale e musicale che prese corpo e anima in un percorso di ricerca sonoro-musicale che in Militant P sembra stratificarsi come un percorrere a ritroso la storia della musica, dal rock al punk al jazz fino ai primordi della black music per poi emergere in un capovolgimento stilistico mutuato da dub reggae e raggamuffin nell’esplosione di una rivoluzione, contenutistica anche, che certifica il carattere forte di chi sa che in determinate scelte si cela una presa di posizione che è un aprirsi alla speranza, al cambiamento. Ed è in virtù del cambiamento che la strutturazione del festival si apre alla polisemia ed il contesto cinematografico diventa sensibilità artistica aperta a diverse forme e contenuti e stili ed esplosioni, come delle rivolte del mondo arabo, della libertà cercata, trasudata dalle parole e dal freddo asettico del fare internettiano che s’accuccia nell’esplosione dei messaggi di rivolta e si affaccia, il mezzo, alla stregua della rivolta stessa; per cui sembra inserirsi, la comunicazione web, in maniera dialetticamente trasversale nei contenuti che sono propri del mondo arabo, facendosi veicolo di messaggi carichi, densi di speranza e trascina la popolazione egiziana, ad esempio alla rivolta di Piazza Tahrir, e ci si proietta in tutto ciò con una “connessione” che le immagini fotografiche di Stefano Savona contribuiscono a creare attraverso lo sguardo “estraneo” della camera, dell’obiettivo fotografico che sa farsi, però, strumento e parte integrante della rivolta stessa traducendo in una logica cristallizzata un frammento di tempo che è la tensione partecipativa dei rivoluzionari di piazza Tahrir con negli occhi e nella pelle e nei movimenti l’estensione sensomotoria del cambiamento. In altra analisi la mostra “Ri-Volti” a cura di Caterina Renna, Mauro Marino, Anna Maria De Filippi, Sergio Quarta per Pe(n)sa Differente in collaborazione col Centro per la Cura e la Ricerca sui Disturbi del Comportamento Alimentare, presenta 30 autoritratti realizzati attraverso la tecnica del collage che compone scompone l’immagine personale per un percorso di destrutturazione delle dinamiche sociali che impongono l’apparire stilizzato sulle forme del pubblicitario, la mostra, invece, si snoda e gioca sull’essenzialità dell’impulso, del battito, dell’istinto, del sentire che è figlio di quella necessità d’essere e non d’apparire.

Francesco Aprile

 

da Il Paese Nuovo, 2011-07-22

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