Ero sono sarò

Vecchie cronache culturali
Dal quotidiano Il Paese Nuovo.
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La poesia di Lello Voce, affiancata dai suoni di Frank Nemola, ha esordito nello spazio dell’Anfiteatro Romano di Lecce, mercoledì 3 agosto, in un mischiar di luci – quelle naturali della sera e quelle artificiali – ai passi svagati di chi attorno dilaniava l’aria e incerottava il basolato della piazza con l’aprirsi dei propri passi. Sono poche le parole d’apertura, che si ammassano nell’ascolto dei presenti, e spingono Lello Voce ad incorniciarle su di una dimensione accertata come della phorà, della vicinanza che è del riconoscersi nel verso, nel senso stesso della parola come di una vita. È della comunicazione che si avvale, l’autore, fra una poesia e l’altra, negli intermezzi in cui il raccontare è dimensione comune di una poesia come luogo partecipativo, politico, anche, per quel suo esser “declamata davanti ad un pubblico” (Lello Voce) – così che essa, la poesia, realizza lo scorrere nel mentre la musica s’insinua. Sottopone le parole ad un esame, quello dell’ascolto, introducendo la serata attraverso un reading classico del suo testo “Poesia in x lingue”, subito dopo accostato alla musica i suoni di Frank Nemola, mentre in quello spazio che è l’intermezzo, il dialogo continuo col pubblico presente, ribadiva l’importanza di un muoversi delle parole, di un loro manifestarsi assieme alla musica, di una poesia da comporre (Dante), di una poesia solida in quanto “abita l’altro” (Lello Voce), è nella bocca ed è fagocitata. “La poesia – continua Lello Voce – è un’arte che trasforma la materia, è un’arte che abita il suono, il suo strumento è la voce”. L’intento poietico della serata è quello del convogliare, del risiedere delle parole nella musicalità dei suoni e del dichiararsi, delle parole, nella musicalità stessa che le compone, e soggiace, la parola, alle regole del suono, in un contesto in cui tutto è presente nel linguaggio e “Se declini un verbo stai declinando te stesso – ero sono sarò” (Lello Voce) è nella scansione poetica della vita, o della poesia come scansione vitale, che l’autore pone il proprio figurarsi del reading, della performance, accostando la ritmicità poietica dei suoi testi, sulla frequenza sonora di quelle espressioni sperimentali proprie degli anni ’80 – ’90 del ‘900 italiano mutuate dalla ricerca degli anni ’50, del gruppo Noigandres, della poetica di Haroldo de Campos – ed è proprio Lello Voce a confermare l’impressione di una sorta di riferimento poetico ancorato alla ricerca degli anni ’50 attraverso il fermento che è proprio degli anni ’80 individuando, con una sua affermazione durante la serata, Haroldo de Campos come il suo unico maestro – àncora la dimensione sonora del verso ad un tempo passato, esule dal dettato declamatorio per cui nel declamare la parola, un verbo, si mostra lo scorrere della vita – “ero sono sarò” – in un contraddittorio che pone in continuum la vita ed in stasi ritmica le parole, legate al verso sonoro tipico del fermento 80-90 estraneo allo svolgersi del tempo. Lello Voce è autore legato al Gruppo 93, è tra i fondatori – fra l’altro – della rivista Baldus, da qui la risoluzione – in parte – di una vita che scorre ed una sonorità legata alle esperienze passate, in quanto, si registra nel Gruppo 93, il riuso di modelli metrici passati, con l’intento semantico di portare in conflitto tensioni irrisolte proprie dell’utilizzo di determinate tecniche. Il conflitto fra tempo e manifestarsi delle istanze metriche-poetiche torna, durante la serata, in quel rifarsi, dell’autore, alle teorie di Hegel per cui il romanzo è espressione dell’epopea borghese, concepito sì in un contesto di multilateralità, privo, invece, di quelle istanze poetiche proprie della condizione originaria del mondo, non affronta, però, attraverso questa concezione, l’aspetto storico del romanzo, ben individuato da Georg Lukacs, per cui l’uomo realizza nell’epopea del romanzo un percorso di “erraticità”, di ricerca di una condizione originaria in virtù di un suo vivere non più in armonia nel contesto di un mondo diverso e nel quale non sente più d’appartenere alla totalità che, all’origine, era, invece, presente in una condizione più diretta e immediata, per cui nel romanzo si realizza quella ricerca continua di un senso perduto. “La poesia è vita fatta di vocali, consonanti, è la voce che dà voce.”(Lello Voce)

Francesco Aprile
2011-08-03

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