Verdena al Livello 11/8

Venerdì 23 dicembre il Livello 11/8 ospita il live dei Verdena che proseguono il loro tour lanciati dall’ormai affermato Wow, ultima produzione della band, un doppio album con in sé nascita ed evoluzione musicale di un gruppo che, tra forti contrasti di critica e pubblico, antipatie e simpatie, ha segnato buona parte degli ultimi anni del rock italiano.

Wow è un album che spiazza ed arriva a distanza di ben quattro anni da Requiem, album col quale avevano impresso una svolta all’evoluzione sonora dei primi lavori, ancora legati, nell’immaginario collettivo, a strutturazioni e alchimie provenienti dalla scena di Seattle; anche se, seppur in minima parte – rispetto alle svolte che Requiem e Wow hanno rappresentato – i Verdena hanno spaziato fin dall’inizio, sporcandosi le mani, giocando sui generis, lavorando sul sound, registrando delle piccole, ma sostanziali differenze fra i primi tre lavori in studio che di volta in volta si scoprono lontani fra loro, in quella vicinanza irraggiungibile che suoni e parole e approccio musicale hanno contribuito a creare, divenendo, poi, amplificata dall’esplosione degli ultimi due lavori.
Wow è genesi e continuum musicale dei Verdena. È la messa in discussione che praticano fin dagli esordi. C’è uno scivolare sonoro, nei Verdena, in bilico fra l’espressione diretta, dura, nuda, cruda, incazzata, figlia degli ascolti grunge, e un vivere in commistione con un percorso sonoro più ricercato, una comunicazione capace di rialzarsi su se stessa, ogni volta, e di rinascere, nuova, diversa, di reinventarsi nel gioco del pastiche, della citazione, della creazione postmoderna in bilico fra il passato ed un presente che, da un collage, sa come generarsi e muoversi in maniera a sé stante, pulsare di vita propria, essere tanti spunti, tante citazioni, e non rappresentarsi mai in nulla, se non in sé stessi. Essere tutto, una volta che l’ascolto macina note e moltiplica sensazioni, e non appartenere mai a nulla di tutto questo, ma caratterizzarsi, invece, per una ricerca propria, personale, intima, che descrive un sound ad oggi unico nel panorama musicale italiano e che, nel bene e nel male, in quelle differenze sostanziali che sono ricerca, da album in album, li rende immediatamente riconoscibili, cristallizzati in un suono che è timbro tipico di questa band ruvida e melodica, psichedelica e pop, elettronica e stoner, grunge e rock, in un tumultuoso percorso di rappresentazione di istanze diverse nel tracciato unico del timbro di una chitarra, di un basso, una batteria. Tutto questo che, incentrato sull’aspetto sonoro, si divincola ed entra in circolo nell’ascoltatore, giocando su quel tratto prettamente simboleggiante, quasi ipnotico, in cui le parole vagano alla deriva dei suoni, vi si immergono e tornano a scontornare l’ascolto miscelato delle note, a indirizzare il pubblico sul contesto musicale di una band in cui le parole sono delle comparse che sanno conquistarsi il primo piano, su di uno spaccato filmico che va a detronizzarle, appunto, a vantaggio del sound, ma che, di riflesso, sa renderle nuove, farle tornare a primeggiare nel non-sense ritmico che le pone nella cadenza stessa del suono, in una catarsi musicale che cattura libera e riporta sui binari dell’ascolto.

Francesco Aprile
da: www.salentoinlinea.it

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