Macelleria Equitalia, di Giuseppe Cristaldi

Un corpo a corpo violento, tragico, come tragiche sono le storie che in un picco massimo di drammaticità scivolano addosso con l’impeto della tempesta. Scontrarsi con un libro è per il lettore quello stesso momento che appartiene alla pratica della rissa, all’escalation d’immane violenza perché è nella vita che oggi viviamo che si sostanzia e nutre munge e continua a dar linfa alle parole. Cinque storie. Cinque atti drammatici di drammatica quotidianità. Violenti perché emersi dall’anonimato che l’inquietudine quotidiana vive nel gesto estremo della sopravvivenza. Del resistere. Cinque storie che arrivano al lettore con una scrittura tumultuosa perché tumultuata, rivoltata come zolle rosse, sanguigne, di terra arata. Chiedersi del sangue, quasi anonimo perché amorfo, racchiuso al di fuori dei confini della sensazionalità giornalistica da piccolo schermo, significa intraprendere un percorso in cui la scrittura ha come espressione una pratica attenta, chirurgica, d’osservazione; un impianto cronachistico filtrato attraverso una scansione poetica della narrazione, rigorosa, puntuale, attenta. Cinque storie che raccontano del “macello” sociale che le fasce via via più deboli della popolazione si trovano a vivere. Una serie d’osservazioni poetico-narrative che appaiono come un tragitto sociologico, dall’osservazione all’analisi dell’attore sociale, dell’istituente che di volta in volta, nelle cinque storie, ci appare a volte ordinario, attento al contribuire al prosieguo del mantenimento dell’ordine istituito, o ancora immischiato in una radicalità che è tentativo di cambiamento, anche sensazionalistico, in quella torsione identitaria estrema che il sistema, nell’apparenza della sua elasticità – volta alla sua stessa sopravvivenza, lascia come unica via all’uomo. Gesti estremi o conformazione. La perdita della purezza poietica che a tratti avviene già a partire dall’infanzia, radicata nel desiderio di rivalsa che ignora o tradisce l’altro, in un contesto che sembra aver perso di vista l’essenzialità e la necessità dell’incontrarsi, del venirsi incontro, sostituita da una serie di barricate sociali che ora esplodono nella drammaticità di un Sud che acuisce il dolore nel gesto estremo della sua spettacolarizzazione. Cinque storie. Diversi tormenti. La sopravvivenza che si rivolge su se stessa. Soffoca. Uccide. Cinque storie. Troppi tormenti. L’acuirsi della crisi raccontato attraverso i pignoramenti di Equitalia e le diverse risposte che i cittadini riservano a questi. La dignità poetica di una narrazione tragica, a tratti ribalta la tragicità quotidiana, esaltandone l’attenzione, raccontandone ogni particolare, con maestria chirurgica che destabilizza con le parole a partire dal profondo. Cinque storie, cinque punti che sviluppano la narrazione di Giuseppe Cristaldi nel suo ultimo lavoro: Macelleria Equitalia, per Lupo Editore.

Francesco Aprile
2013-04-26

20130428 macelleria equitalia-3

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