Versi per Gramsci: Il Für Ewig di Elio Coriano

C’è tensione. C’è passione, il rossore vivo dell’ardore, ci sono le parole, i versi di Elio Coriano che sono di Gramsci, che sono nostri, che raccontano un tempo, dislocandosi in un altro tempo. “Für Ewig 3” è l’ultimo libro del poeta Elio Coriano, uscito per Lupo Editore, raccoglie una prima parte dei versi che il poeta di Martignano (Le) dedica alla vicenda politica e umana di Gramsci. Un libro nato per essere articolato in tre volumi, a questo, infatti, seguiranno il Für Ewig 2 e 1. Siamo davanti ad un testo che riconsegna alla poesia italiana quella tensione civile, sociale, che da Roversi e Fortini, ma anche in quelle espressioni sperimentali quali della consumazione del linguaggio ordinario del Gruppo 63 – o della poesia totale di Adriano Spatola, o ancora tecnologica-visiva di Miccini e Pignotti – ha caratterizzato buona parte del secondo novecento italiano. Per poter affrontare un discorso il più completo possibile attorno a questa ultima fatica di Elio Coriano bisogna intraprendere un percorso capace di sintetizzare una condizione che a mio avviso permea l’intera opera poetica dell’autore. Mi pare di vedere in questo percorso una tensione civile che dal primo titolo dell’autore, “A tre deserti dall’ombra dell’ultimo sorriso meccanico” (Conte Editore, Lecce 1996, Premio Venezia Poesia), appare dislocata in ogni successiva pubblicazione, in maniera diversa, capace di articolarsi inizialmente come un approccio intimo a tale tensione poetica, secondo un particolare rapporto evolutivo fra l’autore e la sua scrittura, fra la sua scrittura ed il mondo attorno, per una poetica che urla dal profondo e in questo ultimo lavoro appare capace di svincolarsi dalle maglie del “personale”, ma pur sempre etico e civile che dialoga col mondo, per appropriarsi del respiro autentico di Gramsci, stabilendo relazioni dense con uno spaccato della storia d’Italia lontano, ma ancora presente, grazie alla parola poetica dell’autore che annulla la distanza storica fra noi e la reclusione gramsciana. La reclusione di Gramsci è raccontata da Coriano col piglio dialettico che nella catarsi poetica si manifesta, raccontando un Gramsci intimo e pubblico, sociale e personale, che allatta le sue passioni alla radice pura della vita, senza cedere mai né alle passioni né alla ragione, per non scivolare nella condizione coercitiva del dominio, stabilendosi, invece, nella pratica della dialettica come luogo d’incontro e confronto etico. C’è questa tensione ad un tempo individuale, nel senso che quasi crea una sintesi poetica fra l’autore ed il pensiero politico di Gramsci nella strutturazione poetica che accoglie il vissuto del politico italiano, e ad un tempo collettiva, capace di testimoniare di una stagione buia della storia italiana. L’operazione di Coriano restituisce il poeta a quel ruolo intellettuale che fu ben evidenziato dallo scrittore irlandese James Joyce in “Il ritratto dell’artista da giovane” scrivendo che «Il poeta è l’intenso centro vitale del suo tempo», riproponendo la poesia sul piano autentico della “necessità”, sradicandola da quella condizione sovrastrutturale contemporanea che ha più che mai assorbito e assoggettato la dimensione poetica restituendocela in forma consolatoria e strumentale. Riflettere attorno a tale condizione appare necessario all’interno dei versi del Für Ewig, magari facendo riferimento alle “Otto tesi sulla condizione degli intellettuali oggi” in cui Romano Luperini parla di intellettuali ormai prodotto della società, oltre le categorie gramsciane, per cui nella eccessiva condizione di instabilità, flessibilità, precarietà, l’intellettuale ci appare privo della sua centralità dettata dall’indipendenza del pensiero, racchiuso in una marginalità che ne penalizza l’azione. Il Für Ewig di Elio Coriano ci consegna un tentativo di ricostituire la centralità poetica all’interno del tessuto sociale.

Francesco Aprile, Il Für Ewig di Elio Coriano
in http://www.salentoinlinea.it – 2013-07-25

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