Dietro le stagioni (iQdB Edizioni) di Francesco Aprile e i Canti alla macchia di Egidio Marullo | 9 agosto 2015

Dietro le stagioni (iQdB Edizioni) di Francesco Aprile e i Canti alla macchia di Egidio Marullo | 9 agosto 2015 presso la storica dimora di Donna Ninì, via Costantini 76, Calimera (Le). Presentazione della raccolta di poesie Dietro le stagioni (iQdB Edizioni) di Francesco Aprile ed esposizione del ciclo pittorico Canti alla macchia di Egidio Marullo. Il tutto rientra nel cartellone estivo Chiamata alle arti Calimera e attraversando il Griko. Il ciclo di presentazioni è curato dalla libreria Volta la Carta di Calimera.

Interverranno Francesco Aprile (autore), Egidio Marullo (pittore), Stefano Donno (Editore), Cristiano Caggiula (prefatore).

9 agosto 2015, ore 20:00

Scrive Cristiano Caggiula nell’introduzione alla raccolta poetica che Dietro le stagioni rappresenta la costante di Fidia del paradigma mediterraneo, Aprile ha subito il rapporto delle due essenze disuguali della natura e ne ricava una proporzione media ed estrema, per trasformare il patire in agire poetico”.

Dietro le Stagioni di Francesco Aprile rappresenta la prima uscita editoriale della nuova casa editrice iQdB edizioni di Stefano Donno (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). Il progetto nasce con il placet morale de “I Quaderni del Bardo” il marchio editoriale portato avanti ad oggi da Maurizio Leo (1959, poeta, e grande operatore culturale ) e che gestisce ormai da più di vent’anni anche “Il Bardo”, (direttore responsabile Antonio Tarsi), una rivista dedicata alla cultura tout court, alle tradizioni storico monumentali del Salento, alla poesia.

Per informazioni:
Mail – iquadernidelbardoed@libero.it

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Estratto dall’intervista a Francesco Aprile su Coolclub.it:

Il lavoro, come messo in evidenza da Cristiano Caggiula nella prefazione al testo, può essere suddiviso in tre porzioni principali. I primi due nuclei riguardano la natura, ma è una natura mediterranea, un discorso poetico iniziato in termini di studio insieme al pittore Egidio Marullo. Si è trattato di lunghe discussioni, ipotesi, con armonie e dissonanze ravvisate nel Mediterraneo e una traccia possibile nei secoli, e oltre, di questi paesaggi orizzontali, bassi, schiaccianti, allo stesso tempo stringenti e aperti, paradossali. Erano paesaggi spogli, difficili, quelli a cui guardavamo, sicuramente non rigogliosi, dove un ceppo di macchia mostra insieme bellezza, amore e crudeltà, la difficoltà che questa dolcezza incontra nell’affiorare. Erano questi, insomma, i primi nodi: la complementarietà di queste ipotesi. Cercavo un linguaggio e una geografia del Mediterraneo per provare a rendere quella dolcezza naturale che si mostra comunque cruda, a volte feroce, sicuramente forte. La terza porzione tiene insieme tutto: è l’amore. Ma è un amore naturale, o che prova ad esserlo cercando di liberarsi dalle ricordanze sociali, e funge da linfa, motore, un po’ per tutto, facendo quasi da legatura fra il mondo dell’uomo e la natura contribuendo a mantenere una misura nelle cose. È in questo sguardo Mediterraneo che entrano alcune immagini e una serie di luoghi, a volte anche del Salento, ma che del Salento non hanno nulla e non lo riguardano se non nell’ottica di un tempo mitologico in cui luoghi e mari e vissuti facevano da raccordo, da incontro. La geografia del testo è dilatata, ampia, un luogo in cui il Salento è solo un punto, uno dei tanti e non un quartiere privilegiato. Alcune tensioni locali, altre globali, entrano nella misura di una elencazione, quasi come le elencazioni della follia nell’opera di Gregorio Scalise. Il passato è quello del mito, un tempo naturale e ancestrale, lontanissimo eppure intemporale, dove il mito sembra quasi figlio eppure atto fondativo del Mediterraneo, una sorta di definizione geografica per meglio incasellare la prospettiva. Da questo punto di vista poeti come Scalise (“perché non possiamo arricchire questo presente col passato?”), D’Arrigo (“figurati sul piede dell’imbarco”), Scotellaro, Dramis, Insana, Ruggeri e scrittori e pensatori come Camus rappresentano alcune delle linee guida anch’esse incluse nell’orbita geolinguistica che mi proponevo.”

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Egidio Marullo, “Canto alla macchia”

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