La collana CentodAuore delle Edizioni Eureka

“CentodAutore, una collana delle Edizioni Eureka”
di Giorgio Moio

http://www.murmurofart.com/dbB/testo-2.asp?Progr=10174

Pdf: CentodAutore

 

“In terra pugliese, precisamente in quel di Corato (BA), sul finire del 2014 gli artisti visivi Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi hanno dato vita per le Edizioni Eureka dell’omonima associazione culturale, alla collana “CentodAutore”. Si tratta di pubblicazioni di poesia dell’area sperimentale di smilzi volumetti di una trentina di pagine in formato A6.
La scelta dei poeti pubblicati è ragionata in base alla qualità, meno per il nome dell’autore, il che rende l’operazione ancora più meritevole. Ogni volumetto è investito di una sorta di “opera unica” (numerate e firmate dall’autore) per via della personalizzazione della copertina, interventata da parte degli stessi, con tecnica e materiale a scelta. Piccoli gioielli di una collezione “ad arte”.
Fino ad oggi sono stati pubblicate dodici opere (che qui presentiamo ricorrendo a stralci presi dalle varie prefazioni, corredate da un testo poetico.

[…]

Entropia del fuoco (2016) è il titolo del volumetto di Francesco Aprile (Lecce, 1985), un giovane poeta verbovisuale, critico, giornalista, curatore, con Cristiano Caggiula, della rivista on line «Utsanga». È scontato che l’entropia del titolo non ha niente a che fare con la termodinamica, di cui l’entropia rappresenta il secondo principio (l’energia non può trasformarsi liberamente da una forma all’altra, ma esistono delle limitazioni). Per Aprile ha una rappresentanza tutta poetica definita come graduale degenerazione di un sistema, tasso di incertezza di un sistema nel tempo:

2015-10-24/25

Il numero degli alberi abbattuti, il numero, l’ombra
e la curva della caduta sul terreno. L’arrivo dell’ombra
sul terreno. Il numero degli striscioni e il numero
delle urla, la marcatura degli accenti e il rosario delle
imprecazioni. L’immagine televisiva raccoglie il fatto
da un punto di vista diffidente. L’ombra e la curva
della caduta sul terreno, l’ombra e una lunga terra
di passi d’elefante. Resistenza d’Annibale contro le
ruspe fa l’albero all’uomo. Sudore rosso di montagne
d’Epiro. Pelle scorticata dalle unghie della terra. Un
negoziato di primavera fa l’inverno calmo sulla rupe
trasparente di questo cielo senza cielo. E fa guerra la
Grecia all’Atlantide del capitalismo. Le strade occupate.
Voyeurismi d’amplesso mediatico. Il successo della
manifestazione dipende dall’onestà dalla complessione
del corpo tonale dalla metrica del dissenso dall’astinenza
da un paesaggio d’informazione. Ora le ruspe gialle, ora
la semenza, ora il grido del gallo di ritorno dalla notte,
di ritorno dalle lotte. Ora l’alfabeto nuovo dei corpi nel
mare. Migliaia di corpi nel mare. (p. 5).

Una poesia socio-politica questa di Aprile che narra sofferenze e diffidenze della gente, flash di corpi materici che denunciano l’arroganza e lo stato comatoso di una società destinata al fallimento, che corre dietro a notizie clamorose mass-mediatiche ma ipnotiche, per rincorrere un successo che sa di sconfitta prima di concretizzarsi. Paradossi e metafore, si rincorrono “… nel crespo delle nuvole al tramonto…”, tra un canto della terra, il corpo della lingua che si rimette in gioco tra “la forma del volo nel vento”, nella luce di una via d’uscita “o solo per trasparente amore”.
Dunque, entropia come direzione, questa proposta di Aprile, o meglio trasformazione del dis-ordine. «Dentro la trasformazione del fuoco, coraggio di caverne le radici che divampano, archè superno del Mediterraneo e stretto fra le mani che si consumano, mani di un bracciante, mani che porgono aiuto, mani di chi muore, lì stretto, il fuoco. L’opera di Francesco Aprile è il continuum di un nuovo ritrovato, riacciuffato dalle grinfie retoriche e pedanti, restituito verace nella sua entropia: il Sud, un secondo capitolo della sua materia, un nuovo aspetto che il poeta, indisciplinato indagatore, grida ancora a questa “terra che balorda straborda in bocca in fumo di ansie in rivolta”» (C. Caggiula).
Le ventiquattro poesie che formano questo lavoro di Aprile sono la summa di un tentativo per frenare il sistema corrotto che reca incertezze. E lo fa con l’amore per la sua terra che da sempre ha subito soprusi e trascuratezze dal potere costituito. È lo stesso Aprile a darci una spiegazione, in una nostra recente intervista, ai nostri dubbi: «Entropia del fuoco rappresenta un “secondo capitolo” di un discorso poetico attorno al Mediterraneo, nella continua lavorazione di una lingua meridiana, che segue ad un primo lavoro edito nel 2015. L’opera vuole mantenere uno sguardo critico aperto sull’attualità del Mediterraneo: le morti giornaliere di chi cerca di attraversare il mare, un Sud non idilliaco stravolto dai rifiuti e dall’inquinamento, rapporti clientelari, impatto e prospettiva dei media su questa realtà».
I versi di Aprile, dunque, guardano ai media, quantificando, attraverso l’informazione, errori e trascuratezze, per una poesia civile e sociale che produce in prospettiva di uno sguardo nuovo del mondo, unitamente al “fuoco” che qui è rappresentato dalla metafora di ricerca e assunzione di responsabilità estrema, con la sua mutevolezza e distruzione, rivelando all’interno delle ceneri di un discorso poetico diverse sfaccettature.”

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