Vittorino Curci su “Dòdaro. Dal battito creatore alla rifondazione dell’anthropos”

NOVITÀ EDITORIALI / ESCE PER iQdB EDIZIONI UN BEL SAGGIO DI FRANCESCO APRILE DEDICATO AL POETA FRANCESCO SAVERIO DODARO RECENTEMENTE SCOMPARSO

Leccecronaca.it | Chiara Evangelista sul libro “Dòdaro. Dal battito creatore alla rifondazione dell’anthropos” – 15/11/2020

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bottega della poesia @ repubblica, bari – 31/10/2020 a cura di Vittorino Curci

Fuori il mondo era disturbato come un glitch. Non si era mai visto un cielo così frenetico, tanto che ai presenti non era chiaro se fosse un’alba o un tramonto andato a male.

È lì che comincia. Di fronte al paese, dove si stende la piana, si prende il bosco e si accendono le interferenze. Ogni corpo è in parte qui e lì. Chiudendo gli occhi, tornano a essere interi.

Tutto stava in tutto, ma tutto era una fessura per altro. Come persone, allora, passavamo negli oggetti. Eravamo forme a completare altre forme, finestre senza dettagli esclusivi fra le cose, passaggi violenti di senso.

Il testo, come le persone, era un po’ qui e un po’ lì. Le parole si dislocavano in frammenti assoluti e relativi senza montaggio. Lo spopolatore stanava i sensi col bastone e diceva: concludere la frase, se necessario, mentre la lingua è ancora clandestina. Appiccare incendi, a folate.

Più di tutto andavano avanti le forme confuse dei movimenti. Sono a Tangeri e un attimo dopo è già Città del Messico. Ovunque si posano frammenti di cielo. Ogni cosa si muove con frenesia. Più di tutto andavano avanti le forme confuse dei movimenti. Niente più cose, né persone. Né. Se le cose non stanno al loro posto non c’è presente né memoria. Più di tutto andavano avanti le forme confuse dei movimenti. Sono a Tangeri e non posso saperlo, tutto è movimento, nulla è al suo posto, forse è già Citta del Messico. Le cose si muovono senza spazio, più di tutto, ma non posso saperlo.

f.a., estratti da “incipit. databending”

bottega della poesia @ repubblica, napoli – 17/10/2020 a cura di Eugenio Lucrezi