Frequenze poetiche, a cura di Giorgio Moio, n. 9 – Maggio 2018.

Frequenze poetiche, a cura di Giorgio Moio, n. 9 – Maggio 2018.
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INDICE

POETI – SCRITTORI – DONNE E UOMINI ILLUSTRI DEL PASSATO
– Maria Farina, Eleonora Duse…………………………………. p. 5

POETI DA RICORDARE
– Octavio Paz, Henri Michaux: viaggio nell’abisso………….. ” 9

CRITICA LETTERARIA & D’ARTE
– Antonnio Sacco, Relazione tra poesia e pittura…………. ” 17
– Javier Josè Rodriguez Vallejo, Baudelaire una lucié rnaga que illumina una biblioteca de Arteaga………………………… ” 22

POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA
– Leopoldo Attolico, La musica è finita………………………………………… ” 27

POESIA STRANIERA CONTEMPORANEA
– Carlos Vitale, Jornada y otros poemas…………………………………….. ” 31

POESIA VISUALE – SCRITTURE ASEMANTICHE – ARTI VISIVE
– Carlo Bugli, Senza titolo………………………………………………………….. ” 25
– Fabio Strinati, Quattro musichevisuali………………………………………. ” 31

PROSA – AFORISMI – HAIKU
– Michele Nigro, 1978 – 2018: comunicato n.7…………….. ” 40

RIVISTE DI LETTERATURA
– Raffaele Giglio, «Critica Letteraria». Una rivista
napoletana………………………………………………………………. ” 53

DISCUSSIONI & INTERVISTE
– Giorgio Moio, Intervista a Marco Palladini…………………. ” 61

LETTURE & RILETTURE
– Alfonso Amendola, Della feroce limpidezza in
Bruno Di Pietro…………………………………………………………. ” 71
– Francesco Aprile, La fiera degl’inganni di Giorgio Moio……………………………………………………………………. … ” 73
– Marilena Cataldini, Riflessioni al varco di un cancello…. ” 75

MOSTRE D’ARTE – EVENTI – NOTIZIARIO ………………… ” 78

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FRANCESCO APRILE, La fiera degl’inganni di Giorgio Moio

FRANCESCO APRILE, La fiera degl’inganni di Giorgio Moio – in “Frequenze poetiche”, 19 maggio 2018

FRANCESCO APRILE, La fiera degl’inganni di Giorgio Moio _ Frequenze Poetiche

“Allora scarabocchio versi al cosmo”: “Lampi di verità” di Donato Di Poce

“Allora scarabocchio versi al cosmo”: “Lampi di verità” di Donato Di Poce

http://www.puglialibre.it/2018/02/allora-scarabocchio-versi-al-cosmo-lampi-di-verita-di-donato-di-poce/

Francesco Aprile
12 febbraio 2018

Primo titolo dato alle stampe nella collana di poesia “Z”, diretta dal poeta e critico Nicola Vacca per iQdB Edizioni di Stefano Donno, Lampi di verità (ottobre 2017) di Donato Di Poce, articolato in due sezioni – la prima dà il titolo alla raccolta, la seconda è intitolata invece “Lampi di bellezza” – si presenta come un volume il cui intento civile è riassunto, fin dal titolo, nell’immagine del “lampo”, la quale appare costitutiva della creatività dell’autore. Di questa cifra stilistica, la sintesi energica che l’immagine del “lampo” propone è perfetta esegesi. Di Poce, nato a Sora (Fr) nel 1958 e residente a Milano dal 1982, è poeta, critico d’arte, fotografo, scrittore di aforismi, poeta visivo, autore di libri d’artista, trova nella sintesi espressiva quella linea comune alle diverse azioni creative praticate, tale da far risultare la raccolta poetica “Lampi di verità” giustapposta alle diverse vie del suo operare. I lampi evocati dall’autore sono lampi di verità che si allacciano idealmente al costrutto poetico della seconda sezione, dove si assiste al trapasso dell’idea stessa di verità in quella di bellezza come cura alle brutture del mondo. Di questa bellezza, l’altezza del cielo, al quale tendere lo sguardo anche solo per la visione del lampo, appare collegata all’idea di verità al punto da richiamare la tradizione platonica del mondo delle idee. In Di Poce, come nella teoria platonica, il vero, il buono e il bello viaggiano assieme, colti dal poeta nella matrice dell’esistenza, accompagnano le sue parole come motivi centrali della poetica. L’ideale di bellezza raccontato dall’autore è quello di una natura che è colta in opposizione al mondo metropolitano (Che ne sanno le rondini metropolitane / del lento volteggiare dell’aquila / che si fionda improvvisa / su una vipera sbucata dai sassi / e l’artiglia in volo trionfante?); questa natura, lungi dall’essere ridotta a copia di una qualche idealità, svincola il discorso poetico dalla teoria platonica e appare, invece, “madre” di quel principio tanto caro all’autore, quella creAttività che nell’azione rivela il suo respiro migliore. Questa azione non è necessariamente impetuosa, e non ha a che fare in maniera totalizzante con un sublime, sia esso matematico o dinamico, che atterrisce; l’azione della natura è movimento costante, ma anche lento ed ha che fare con l’essenza dello scarto che nell’esperienza dell’uomo nel mondo attiene, o può attenere, ad un “resto”, ad un qualcosa di marginale eppure capace di produrre, realizzare, un cambiamento attivo in una porzione di mondo, costruendo bellezza. È a questo punto che la natura in Di Poce assume un valore critico, diventando denuncia, esperienza civile che consente in qualche modo di “discolpare” quelle generazioni avvinghiate alla tecnologia e incapaci di perdersi nel respiro del mondo, rivolgendo l’accusa ai “mercanti di solitudine”: «Oggi i bambini sono ipnotizzati / dai game-boy e play-station / non hanno mai guardato l’orizzonte / con gli occhi colmi d’infinito / non vedono l’erba sbucare dagli argini / e non pescano trote con le mani nei ruscelli. / Che ne sanno i mercanti di solitudine / dei sogni di queste rondini metropolitane?».

L’indagine dell’autore prosegue intrecciando natura e impegno civile; su questa linea è costruito il lavoro poetico che in apertura si presenta con gli omaggi a Pasolini e Mattei, scagliando invettive contro i soprusi perpetrati in nome del petrolio e di quell’idea di sviluppo capace di guardare all’efficacia strumentale, economica, e ridurre l’uomo a debito economico-esistenziale da spremere nelle sue accelerazioni emotive, ormai linfa vitale per le accelerazioni del capitale. Tuttavia in Di Poce emerge e trionfa una fede smisurata nell’arte e nella poesia tale da non rinunciare alla qualità del vivere “umano” che permette all’autore di non soccombere al respiro distopico di questi anni; resiste un certo grado utopico tale da consentire alla “visione” del mondo una progettualità di azione filtrata dal sogno, dal pensiero e dall’idea che «dalle grotte della conoscenza / usciranno i poeti del respiro / […] dalle officine dell’arte / verranno lampi di creatività / a indicarci i percorsi di verità / e ogni uomo sarà come la montagna / un grido di terra unanime / un respiro d’amore scavato nell’abisso».

Il tema dell’abisso va di pari passo, nella raccolta, a quello dell’urgenza poetica. La spinta creatrice è dunque urgenza sottolineata dalla data e dall’indicazione del luogo di scrittura (ad esempio un treno sulla tratta Trento-Milano) in chiusura di ogni singolo testo. Ogni testo è collocato nella contingenza della vita quotidiana che trova una continuità nella lunga serie di testi dedicati ad amici poeti e artisti; fra questi come dimenticare il compianto poeta, critico, editore Gianmario Lucini con il quale Di Poce sembra condividere l’impegno civile che trasuda dalla poetica oltre a quella verve sapienziale che traspare nell’operato dei due come moniti, sentenze che tracciano il discrimine fra un comportamento e un altro concorrendo alla costruzione di un edificio poetico che della denuncia dell’immoralità politica di questi anni ha fatto fondamenta solide. L’abisso, evocato anche in riferimento al vuoto montaliano che «dilania l’anima», a partire dallo statuto orientale che il concetto di “vuoto” assume in Di Poce appare colto non in una inaccessibilità conoscitiva, bensì come luogo conoscitivo per eccellenza. Questo vuoto taoista è compartecipazione col mondo, compenetrazione, «uno scarto di vita / per riempire di noi l’assoluto», luogo generatore di parola in cui il silenzio non è opposto a nulla, ma feconda, conduce a creazione. Questa compenetrazione uomo-mondo, vuoto-silenzio-parola è esemplificativa di quella tendenza che porta l’autore a intrecciare natura e esistenza umana, perciò la ricerca della verità assimila l’uomo al lampo «e come un asceta invisibile / un poeta ignoto a se stesso / ma complice del mondo / saprai riconoscerlo nel nulla che incombe / e traverserai la notte / come una spada di luce». Obiettivo centrale, però, della raccolta è quell’elemento che coniugando gli aspetti sinora esaminati comporta la definitiva presa di coscienza del poeta e il riconoscimento del ruolo della poesia che non aspira a cambiamenti immani nell’immediato, ma, come la natura, produce azioni e scarti che hanno un senso nella durata alfine di far diventare vita la storia «e la vita finalmente poesia». In questa posizione però l’autore si allontana da ogni tentativo di estetizzazione dell’esistenza e della persona, mettendo in opera quella compenetrazione uomo-mondo di marca taoista che è assunzione di responsabilità, non narcisismo.

 

Vittorino Curci, 18 improvvisazioni solitaria dedicate a Cesare Pavese

Vittorino Curci, 18 improvvisazioni solitaria dedicate a Cesare Pavese

http://www.folkbulletin.com/vittorio-curci-8-improvvisazioni-solitarie-dedicate-a-cesare-pavese-setola-di-maiale-%E2%80%8E-sm970-2006/

Poesia qualepoesia/22: Edoardo De Candia, relazioni liminali del segno

Poesia qualepoesia/22: Edoardo De Candia, relazioni liminali del segno

http://www.puglialibre.it/2017/02/poesia-qualepoesia22-edoardo-de-candia-relazioni-liminali-del-segno/

22-de-candia

Poesia qualepoesia/21: Raffaele Nigro. Il parlare sconvolto

Poesia qualepoesia/21: Raffaele Nigro. Il parlare sconvolto

http://www.puglialibre.it/2017/02/poesia-qualepoesia21-raffaele-nigro-il-parlare-sconvolto/

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Poesia qualepoesia/20: Antonio Verri. Il corpo che racconta

Poesia qualepoesia/20: Antonio Verri. Il corpo che racconta

http://www.puglialibre.it/2017/02/poesia-qualepoesia20-antonio-verri-il-corpo-che-racconta/