Liturgia della terra @ Versante ripido, maggio 2018

Liturgia della terra @ Versante ripido, maggio 2018
Liturgia della terra, poesie di Francesco Aprile – Versante Ripido

http://www.versanteripido.it/liturgia-della-terra-poesie-di-francesco-aprile/

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Segni liminali. Cartografie del contemporaneo, #01

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Francesco Aprile
Serie: Segni liminali. Cartografie del contemporaneo, #01

aprile - small vispo - 02

 

aprile - small vispo - 02 - B

Alda Teodorani recensisce “hekátē atto II” di Cristiano Caggiula

Alda Teodorani recensisce “hekátē atto II” di Cristiano Caggiula

“hekátē atto II” di Cristiano Caggiula
Lecce, Unconventional Press, febbraio 2015
Tiratura limitata, artigianale, 100 copie.
http://unconventionalpress.blogspot.it/2015/03/cristiano-caggiula-hekate-atto-ii.html

hekátē atto II, col profumo degli autori francesi che lui ama, una raggiunta maturità lunguistica – mai p(l)acata – e le sue parole-pietre scagliate con sapienza nella mente del lettore, riferimenti archetipici, ermetici. E sopra(t)tutto il suono” (Alda Teodorani)
Continua a leggere la recensione al link: Cristiano Caggiula – hekátē atto II

hekate cover

Cristiano Caggiula, hekátē atto II, Unconventional Press – Poesia

Cristiano Caggiula, hekátē atto II, Lecce, Unconventional Press – Poesia, febbraio 2015
Tiratura: 100 copie
Incellofanato, titolo a carte sciolte
pp. 15

http://unconventionalpress.blogspot.it/2015/03/cristiano-caggiula-hekate-atto-ii.html

hekate cover

Dalla postfazione di Francesco Aprile:

Se il lettore vorrà ingabbiare il costrutto poetico di Caggiula sotto l’orbita di una concezione spazio-temporale o ancor peggio nell’alcova disonesta e gerarchica di un dogma, ecco, allora il lettore uscirà sconfitto e perso e tradito nella caducità delle parole, laddove è l’orbita semantico-lessicale della rivolta la preponderanza dell’eccesso che invade e travalica e unisce i termini della poetica. Rivolta. Perché in un tempo della parola celata nell’immondizia ed essa stessa rifiuto, malalingua di potere e coercizione, affibbiata ad un uso che si vorrebbe veloce, ma invece appare superficiale e modesto per bagaglio di scelta e vastità, poca, di lingua, la proposta di Caggiula è una sfida. Una sfida alla consumazione del linguaggio ordinario. Una matrice poetica che accresce il piano dell’opera sotto la spinta di una ricchezza lessicale che sfregia l’ordinarietà del contesto, sbrecciandolo, snervandolo, accusandolo di tradimento nei confronti della lingua, qui da intendere come bagaglio di una umanizzazione ormai dispersa che oggi, appunto, latita e dimentica la concatenazione dell’uomo col mondo in quanto esperienza primaria che nell’uomo allatta la travalicazione. È questa ricchezza semantica, concettuale, della parola che in Caggiula gioca coi piani sfalzati di un tempo, propriamente umano, che sconfina e non conosce alito di passato o futuro, ma si sostanzia in un continuum paradossale di irripetibilità, dunque di presente, coerente con un tempo che sfonda il quadrante dell’orologio, spezza le catene dell’ordine preconfezionato, consapevole che l’esperienza pregressa dell’uomo è linfa e sostanza e bagaglio prezioso che tiene insieme le fila dei tempi delle generazioni, per l’appunto in un ambito di continuità, circolare, uroborica, che funge da humus all’irripetibilità della vita, in quanto parte importante di quel costrutto che rende umana l’esistenza. Il testo, orizzontale, rizomatico, ha l’andamento naturale del lasciare tracce, impronte, segni, segmenti di un passaggio umano, di un pensamento che similmente all’animale che percorre la natura, percorso da essa, lascia lungo il suo attraversamento, così l’uomo, umanizzato il mondo, è dal mondo percorso. Ogni parola è il seme di una o più possibilità. Vie di fuga. Travalicamenti della proposta poetica e della lingua dell’uso comune, qui affrontata col piglio dello sdegno, della rivolta, del non rassegnarsi ad una morte impietosa del linguaggio, avvilito nello svalutamento. Dunque l’andamento rizomatico, non verticistico, riconsegna la proposta alla dimensione umana di una primavera di Giove, dove l’epicentro di una mediterraneità ritrovata, greco/romana e figlia del fulmine, torna nella convinzione del parlare da pari a pari, nell’eco della rivolta come quotidianità esistenziale, modalità del mettere e mettersi in discussione, col pensiero e con le tracce dell’azione.

Volodymyr Bilyk, Things

Volodymyr Bilyk, Things. Calligrammes, asemic writings, vispo, Unconventional Press, 2014

Download: http://issuu.com/unconventionalpress/docs/volodymyr_bilyk_-_things

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Dall’introduzione:

Movimento e costruzione dello spazio

by Francesco Aprile, 2014/05/24

volodymyr bilyk è scrittore, traduttore, poeta sperimentale. ha aderito al movimento letterario “new page” fondato da francesco saverio dòdaro. un suo quaderno di poesia verbo-visiva è pubblicato nella serie “this is visual poetry”, altre uscite verbo-visive sono edite per “no press” con per titolo “scobes”, mentre per “white sky ebooks” pubblica “cimesa”, una short stories asemantica. ha pubblicato il libro di poesie “casios pay-off peyote” per “the red ceilings press”. è presente in “the new post-literate”, “a-minor magazine”, “rem magazine”, “Cormac mc carthy’s dead typewriter”, “the otoliths”, “altered scale”, “ex-ex-lit”, “maintenant”, “apparent magnitude”, “the gin mill cowboy”. suoi lavori sono esposti in “bright stupid confetti asemic show”, “yoko ono fan club”, “venti leggeri”. ha tradotto, fra gli altri, ezra pound, gertrude stein, jack spicer, mina loy, james joyce, kurt schwitters, anne waldman.

dick higgins, poeta sperimentale che ha fatto parte del gruppo “fluxus”, ha teorizzato, nei primi anni ’60, il concetto di “intermedia”, portato a compimento, nel 1965, col saggio omonimo pubblicato sulla rivista “something else newsletter” edita da “something else press” da lui stesso fondata nel 1963. dal concetto di inter, intra, in mezzo, ha teorizzato la possibilità per le diverse pratiche artistiche di muoversi nel mezzo, fra di esse, con ambiti di reciprocità che le porterebbero a dialogare in un tessuto unico, senza barriere. nel 2006, henry jenkins, alla luce delle evoluzioni nel campo dei new media, parlava di “comunicazione transmediale” (multiplatform) indicando come punto nodale il movimento convergente che si realizza, attraverso le nuove tecnologie, fra i diversi tipi di media. e di movimento bisogna parlare nell’opera verbo-visiva del poeta ucraino volodymyr bilyk. movimento e costruzione dello spazio. sempre dick higgins ha avuto modo, nella sua attività teorica oltre che di pratica artistica, di dare luogo ad una classificazione delle diverse correnti sperimentali. di questa classificazione ci interesserà la distinzione fra la corrente italiana e quella americana della poesia visiva. la prima, individuata dalla definizione di eugenio miccini, appunto “poesia visiva”, è definibile secondo i criteri di guerra semiologica e di uso dialetticamente critico dei linguaggi mediali. la seconda, la corrente americana, inquadrabile nella dicitura di “visual poetry”, porta con sé la costruzione di opere che oscillano, attraverso le componenti del linguaggio (lettere ecc) fra poesia visiva e poesia concreta. a partire da questa seconda classificazione è possibile parlare del movimento che intercorre nell’opera di bilyk. un movimento al contempo inter e transmediale. se da un lato la capacità di catturare immagini registra un primo movimento nel rapporto uomo-mondo che a queste appartiene, nutrendole, dall’altro questo movimento interno, su due livelli, ad un primo livello è nell’uomo e nella sua capacità intrinseca di legarsi, leggendole, alle immagini, ad un secondo, invece, appare esterno all’uomo ed interno all’opera che contemporaneamente oscilla fra calligrammi, poesia concreta, visual poetry e scritture asemantiche. la condizione transmediale, invece, si registra non più sull’utilizzo coesistente di differenti codici autorali, e neppure nella condizione decentralizzante il rapporto autore-utente che jenkins riteneva fondamentale nella comunicazione transmediale, bensì nella pratica che è insita nell’etimo stesso del termine, un al di là della condizione mediale che è nel principio stesso della digitalizzazione e nel tratto etereo della net poetry, il coadiuvarsi di differenti tipologie di media, che dal materiale-manuale sfociano nell’immateriale-effimero della virtualizzazione. in questo uscire dai media per rientrarvici per uscirne ancora si condensa l’esperienza dell’autore, sempre teso ad una costruzione spaziale della visual poetry, nell’abitazione di un linguaggio in movimento.

 

Snapshots narrations. Coming soon.

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14-retro

Otoliths issue 29, may 2013

Otoliths issue 29, the southern autumn issue, contains a lot of new work from a lot of people: Mark Cunningham, Susan Lewis, Aditya Bahl, Jal Nicholl, Andrew Topel, Pete Spence & Andrew Topel, Julian Jason Haladyn, Ed Baker, John Ryan, Francesco Aprile, Unconventional Press, Kyle Hemmings, Philip Byron Oakes, Marco Giovenale, Sheila E. Murphy & John M. Bennett, Jim Leftwich & John M. Bennett, Thomas M. Cassidy & John M. Bennett, John M. Bennett, John W. Sexton, Louie Crew, Sy Roth, Jack Galmitz, Anthony J. Langford, Mark Melnicove, Yoko Danno, Pam Brown, Eleanor Leonne Bennett, A. J. Huffman, John Veira, Maria Zajkowski, Camille Martin, Wayne Mason, Bobbi Lurie, Darren C. Demaree, Michael Stutz, James Mc Laughlin, Howie Good, Reed Altemus, Tammy Ho Lai-Ming, Johannes S. H. Bjerg, Vernon Frazer, Jeremy Freedman, John Pursch, dan raphael, Sheila e. Black & Caleb Puckett, Ricky Garni, Jack Collum & Mark DuCharme, Kathryn Yuen, Tim Wright, Mark Reep, Gary Barwin, Taylor Reid, harry k stammer, Marcia Arrieta, Anna Ryan-Punch, Katrinka Moore, Neil Ellman, Sally Ann McIntyre, Jeff Harrison, Joe Balaz, Boyd Spahr, Tony Beyer, Jim Davis, Chris Brown, Sam Moginie, Lakey Comess, Alberto Vitacchio, Jorge Lucio de Campos translated by Diana Magallón & Gregory Vincent St. Thomasino, Rebecca Rom-Frank, Craig Cotter, Javant Biarujia, Carla Bertola, Iain Britton, Anne Elvey, Bob Heman, Donna Fleischer, J. D. Nelson, sean burn, Spencer Selby, Charles Freeland & Rosaire Appel, Paul Dickey, Michael D Goscinski, Kathup Tsering, Miro Bilbrough, Chris Holdaway, Samuel Carey, Paul Pfleuger, Jr., Michael Brandonisio, Willie Smith, Mercedes Webb-Pullman, Bogdan Puslenghea, Andrew Pascoe, Scott Metz, Marty Hiatt, Eric Schmaltz, Sam Langer, & bruno neiva.

In addition, this issue features 147 Million Orphans: A haybun folio curated by Eileen R. Tabios, containing work from Eileen R. Tabios, Tom Beckett, j/j hastain, John Bloomberg-Rissman, Aileen Ibardaloza, Thomas Fink, Sheila E. Murphy, Michael Caylo-Baradi, Jean Vengua, William Allegrezza, & Patrick James Dunagan & Ava Koohbor.

Francesco Aprile & Unconventional Press on Otoliths issue 29, may 2013

http://the-otolith.blogspot.com.au/2013/04/francesco-aprile.html
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