luuwa 08, niederngasse.it – Luc Fierens-Margot Modonesi

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I poèmes analphabetiques sono una serie di collage, composti nel 2004 sulle carte di un quaderno da disegno, che, in linea con la titolazione, si prefiggono l’obiettivo di non essere assunti a organizzazione di valori dogmatici e unidirezionali…(m. m.)

http://www.niederngasse.it/rubriche/approfondimenti/luc-fierens?fbclid=IwAR3idHdESrazTz5-zhORHaxqYwD2rXniubF7cRmZ0-9Z9g_plBAJ8ovOZ58

Luc Fierens
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Già così tenera di folla (per F. S. Dòdaro), Oèdipus 2019 @ Altamura, Libreria nuova macelleria Patella – 10/07/2019

L’uomo che si trova sotto questa stella è,
chiunque sia e quali che siano le sue circostanze,
un uomo ragguardevole. Egli ha fatto una stella.
– Alfred Jarry

Ho bruciato il dizionario.
Duemila pagine.
Ottantamila voci.
Una sola parola, tutto il resto una metafora.
– Francesco S. Dòdaro

Presentazione di “Già così tenera di folla (per F. S. Dòdaro)”, Altamura, 10-07-2019

Presentazione del libro

di Francesco Aprile

Già così tenera di folla (per F. S. Dòdaro), Oèdipus Edizioni, collana “Intrecci”, giugno 2019

Mercoledì 10 luglio
Ore 19:00
presso
Libreria Nuova Macelleria Patella
Via M. Giannelli, 85, 70022 Altamura BA

Dialogano con l’autore
Clara Patella
Vittorino Curci

Francesco Saverio Dòdaro (Bari 01/08/1930 – Lecce 09/02/2018), a cui il libro è dedicato – ripercorrendone, in parte, vita e opere –, è stato poeta, poeta verbo-visivo, teorico dell’arte e della letteratura, narratore, operatore culturale, studioso del libro e delle sue forme. La vita e l’opera di Dòdaro sono ripercorse nel libro in una forma che tiene insieme poesia, prosa e teatro, seguendo l’idea dòdariana dell’abbattimento delle barriere fra i generi, i linguaggi, i media.

Dòdaro, nato nel Trenta a Bari, sfollato a Turi durante la guerra, formatosi nel solco del Meridionalismo grazie ai ripetuti contatti coi Fiore (Vittore, presso l’ufficio stampa della Fiera del Levante, e Tommaso), amico dei poeti Vittorio Bodini e Rocco Scotellaro grazie a un legame nato nella magica avventura del “Sottano” a Bari, veniva introdotto, da giovanissimo, agli incontri di Laterza e a quelli della “Scaletta” di Matera, allievo di Giorgio Morandi a Bologna, in pittura bruciava gli smalti nel ’54 (come Burri), in “fuga” nella Parigi della grande cultura del dopoguerra, amico fraterno del poeta armeno Hrand Nazariantz, ha stretto legami con le intelligenze più vive e interessanti del Secondo Novecento (da Carmelo Bene a Luciano Caruso, da Antonio L. Verri a Edoardo De Candia, da Julien Blaine a Lamberto Pignotti, da Aldo Dramis a Vittorio Pagano, da Richard Kostelanetz a Shoachiro Takahashi, da Giovanni Fontana a Ruggero Maggi a Rolando Mignani ecc.), ha dato vita, negli anni, ad alcune delle collane editoriali più rivoluzionarie, contribuendo in maniera sensibile alla riformulazione dell’oggetto-libro (romanzi su cartolina, poesia e scritture da proiettare, poesia per internet, narrativa in store), è stato, con il Movimento di Arte Genetica da lui fondato nel 1976, “il vero precursore di quella ricerca artistica che solo dopo una ventina d’anni sarebbe stata rivalutata e consumata da vari artisti internazionali” (Ruggero Maggi).

Dall’introduzione di Alfonso Lentini:

Giovane ma già importante esponente (nonché studioso) dell’Asemic writing (quella scrittura priva di “senso” che, secondo una bella espressione di Adriano Accattino, “non lascia tracce e non fa rumore”), Francesco Aprile propone in questa sua pubblicazione qualcosa che, pur non essendo del tutto ascrivibile all’Asemic writing, ad essa somiglia molto. Dell’Asemic writing qui troviamo il ritmo semantico spezzato (per quanto non ridotto allo zero), troviamo il gusto per le torsioni (o trasgressioni o stravolgimenti) lessicali e di sintassi, troviamo l’idea dello scrivere come movimento incompiuto, azione comunicativa che si svolge sottotraccia attraverso connessioni fulminee e percorsi non lineari, troviamo l’idea del gesto aperto, quasi una curva nell’aria, qualcosa che somiglia al movimento ampio, fisico, naturalmente elegante del contadino che, dopo l’aratura, sparge a spaglio il seme sul suo campo. Insomma, vi troviamo l’irregolarità eretta a scelta di campo. Tuttavia il raffinato e coinvolgente tessuto testuale di questo libro è disseminato di sensi, è dotato di una non comune urgenza del dire; e infatti fin dalle prime parole si vede che è una sorta di lettera, un filo che si dipana onduloso a girotondo di rondine e si inoltra inclusivo, affollato di nomi, situazioni, eventi: gli eventi, i passi e le passioni che negli anni hanno dato corpo al mondo intricato e meraviglioso della sperimentazione espressiva e del pensiero difforme. Un capo di questa lettera-filo è idealmente nelle mani di un personaggio chiave, anzi una persona, Francesco Saverio Dòdaro, che di quel mondo è sta- to indiscusso protagonista: a lui Aprile dedica il suo scritto e a lui rivolge il suo discorso. Però Dòdaro qui non è soltanto il destinatario; è anche (e forse soprattutto) il centro di irradiazione delle ragioni forti che abitano nel profondo di questa apostrofe appassionata. Il testo di Aprile traccia infatti, sia pure a frammenti, le linee di un racconto fatto di azioni e di immaginazioni. […] Il testo si svolge perciò come una rievocazione à rebours: un attraversamento memoriale di una sfida collettiva che non può fermarsi neppure di fronte alla grande sacca di vuoto e di dolore che la scomparsa di un protagonista lascia inevitabilmente dietro di sé. Il giro armonico, quasi balestriniano, scandito da reiterazioni e riprese testuali, i frequenti rallenta- menti sintattici che farebbero pensare al Sanguineti di Laborintus in questo caso non sono esercizi retorici; servono piuttosto a sottolineare il movimento a spirale, cioè continuo, incessante, delle vite e delle sfide intellettuali che si avvicendano nella storia.

Estratti dal testo:

Pronto? Il Porto? Non più la “R” di Jarry, ma «bianca della bianchezza del fuoco» questa notte. Pronto? Il mare? «Un poeta che ha amato, che ama la poesia». I quadri di Edoardo, le marine mangiate dal sale, quanta tenera folla è questa notte, quanta tenera folla è questa notte. «Quando una domeni- ca di maggio del 1988», quando il grande tavolo, il grande vecchio, l’ombra della quercia, le ciliegie di Turi, la guerra, i camion portano i soldati, bombar- deremo la città, il dopoguerra, Einaudi, l’uovo del presidente, la discrezione, la bicicletta le campagne il Meridionalismo e Tommaso e Vittore e quando una notte di febbraio ha fatto luce sul cielo della Santé, ecco vedi, quando un venerdì di febbraio, il nove, come Vanini, vedi, Saverio, il cielo era grande, la pioggia si apriva al cadere, la notte era già così tenera di folla, già così tenera di folla.

[…]

Nel procedere, la dinamica del tuo dire essenziale / concede lo strapiombo, / la vertigine / del profondo / nel procedere / lo strapiombo del tuo dire essenziale, / masticato fra la parola e il gesto, / raccoglie nel diverso i fiori del pittosforo / il petalo del ciliegio / le bombe a grappolo nella notte / il pastore sulla murgia, / in inverno, / «Pronto? L’innocenza». / Il canto, quando è cosmico, / contiene ogni solitudine, / o strapiombo, nascita. /Nel procedere del tuo dire essenziale, / vedi Saverio,  / ho contato i moti dell’universo / che già nel pensare che una / tale forma potesse suonare, / già, una tale forma, ecco, / il suono monotono / di un fischietto di terracotta / contiene tutte le poesie del mondo / e questi corpi, / tutti, illuminati come ferite, / di una nascita, / di tante nascite / di infinite nascite, / tutti questi corpi / univerbati in un solo fonema / nel mulino cileno dei colori simultanei / sopra il cornicione del cielo / le spighe del sole,  / il ponte Mirabeau, le rose metalliche, la notte, / queste fantasie verbali, figlio figlio, / nell’esercizio dei nostri fiori / il tempo è un’invenzione / che mentre i corpi sfarinano, / che mentre i corpi, sfarinano, / albeggiano ogni giorno / le nostre rivoluzioni secondarie; / il respiro, il suono, un libro / ; queste nostre azioni, ora primarie, / il mondo il mondo,  / o «la poiesi orologio della storia».

Nota biografica dell’autore

Francesco Aprile (1985, Lecce), poeta visivo, autore di scritture asemantiche, asemic-glitch writing, glitch, asemic cinema, abbecedari asemantici, scritture sbagliate, ha aderito nel 2010 al movimento letterario “New Page – Narrativa in store”, fondato nel 2009 da F. S. Dòdaro, diventandone direttore dal 2013 con Dòdaro, dal 2016 in autonomia. Ha fondato nel 2011 il gruppo “Contrabbando Poetico”, firmandone il primo manifesto, e con Cristiano Caggiula, nel 2014, la rivista Utsanga.it. Sempre con Caggiula ha curato i volumi Asemic writing. Contributi teorici (Ivrea, Archimuseo Adriano Accattino, 2018) e La parola intermediale: un itinerario pugliese (Cavallino, Biblioteca Gino Rizzo, 2017). Nell’area delle scritture verbovisive è presente con pubblicazioni presso Poetry Library (Londra), Tate Library (Londra), Poetry Collection (Buffalo University) e con opere presso Archimuseo Adriano Accattino (Ivrea), Accademia di Belle Arti di Palermo – Collezione libri d’artista, ArtPool Art Research Center (Budapest), Imago Mundi-Visual Poetry in Europe (Fondazione Benetton) ecc. Dal 2016 è inserito in ADA-Archive of Digital Art/Media Art Research Center (Danube University, Krems). Diverse sono le pubblicazioni in poesia e poesia visiva.

Utsanga.it: il numero 20, giugno 2019 è online

Utsanga.it: il numero 20, giugno 2019, è online con Wellington Amancio, Mariangela Guatteri, David Chirot, Anna Serra, Ruggero Maggi, Michael Filler, Nico Vassilakis, Kristine Snodgrass, Paolo Allegrezza, Carmine Lubrano, Martina Stella, Marcus Volz, Leo Barth, David Kjellin, Stephen Nelson, Jacob Kobina Ayiah Mensah, Karla Van Vliet, Vilde Valerie Bjerke Torset, Vitaldo Conte, Volodymyr Bilyk, Francesco Aprile, Simon Costello, Sacha Archer, Richard James Biddle, Oronzo Liuzzi, Nùria Martìnez Vernis, Nancy Scott Bell, Mark Young, Louis Crane, John M. Bennett, Tom Cassidy, Jeff Bagato, Hank Lazer, Giovanni Cardone, Giorgio Moio, Giorgia Romagnoli, George Sabov, Du Ru Xie Bai, Chris Turnbull, Cecelia Chapman, Jeff Crouch, Carla Hackenschmidt, Cal Priest, József Bíró, Bill Bissett, Annie Bergson, Anna Boschi, Alexander Limarev, Neus Borrell, Pierre Bastien i Nicodemes Mendes.

http://www.utsanga.it

Giuseppe Piano, Enigma, Anima Mundi Edizioni, giugno 2019

Luuwa 07 / Nico Vassilakis, from THEN THERE WAS YOU

Luuwa 07 / Nico Vassilakis, from THEN THERE WAS YOU – 24/06/2019

luuwa, rubrica a cura di Francesco Aprile

http://www.niederngasse.it/rubriche/approfondimenti/nico-vassilakis?fbclid=IwAR2uSiQSl1XbtL7augg3zirKAspJquMBAqitxE9x2TD1jjQ-GCx3Q5-i-BA

 

The circle is everything, is everywhere. A word is made and then collapses and it reforms endlessly. Letters, our children, play and dance over the canvass of our mind’s eye. They make the word one letter at a time while forming word signage for our convenience. In these examples here, they are in a whirl caught before ever organizing into a word. Bits of letters on excursion, rows of punctuation in frolic with the guiding premise that words disintegrate. Most people see words that become devalued by visual deterioration as the destruction of language. I see the release and rise of the Letter Empire. Each letter a sound, a thought, a visual concept that houses our human history. Letters are always on the verge of combining into words. But what if they were never to reach that result? I wdnt no ow say this you. Gja frun koltk ‘deyp wwqh olf. H s R gh x -u tt L. Vvv e w( o OQa z
(nico vassilakis)

Nico Vassilakis
Nico Vassilakis

Global multimedia poetry stand – Evora experimental 20/06-14/07/2019 (per Evora 2020)

Francesco Aprile, Marx, 2013
Francesco Aprile, Le lettere, 2013
Francesco Aprile, rivoluzione, 2013
Francesco Aprile, rivoluzione, 2013
Francesco Aprile, 2015
Francesco Aprile, 2015
Francesco Aprile, 2015
Francesco Aprile, 2015
Francesco Aprile, 2015
Francesco Aprile, 2015
Francesco Aprile, 2015
Francesco Aprile, 2015