New Page_01 luglio 2010

New Page. Teatro in store e apertura all’estero. Approdi e partenze di un movimento

Sono stati esposti per due settimane – e continua ancora la loro esposizione nelle vetrine dei negozi di Lecce – i nuovi lavori, o per meglio dire le nuove aperture, del movimento New Page fondato da Francesco Saverio Dòdaro. Il movimento che nell’onda delle cento parole si propone e ripropone di leggere adeguatamente l’ora, come indicato nel primo manifesto, apre al Teatro con un testo di Mauro Marino, allarga la propria produzione, strizzando l’occhio all’estero, con un lavoro di Marianna Massa (il primo a presentare la caratteristica del bilinguismo, nel caso specifico italiano/arabo) che arriva dal Cairo e propone, ancora, una nuova New Page. Nuova per struttura ed intenti. L’audio New Page di Dino Levante. Far sì che l’opera letteraria possa essere fedele trasposizione della realtà attorno è prerogativa per il testo che necessita, per forza di cose, della considerevole presenza – come muta identificazione – della parola – non più segno iconico, ma vero e proprio teatro all’interno del quale il tempo sia rappresentazione quotidiana ed il suo profumo alberghi nello spazio grafico/ideologico della parola. Assimilando la lezione dell’autore irlandese James Joyce che nel suo “Stephen Hero” già segnava che «Il poeta è l’intenso centro vitale del suo tempo col quale egli è in rapporto più di qualunque altro essere vivente».

ImageCosì l’opera teatrale a firma di Mauro Marino sa farsi largo fra le pause incastonate negli inchiostri della vita, segna la nascita (assieme al Manifesto New Page per il Teatro) del Teatro in store. Mauro Marino è operatore culturale, viene dal teatro e scrive. Scrive di come il senso stretto delle parole possa, anche, non risiedere essenzialmente nel segno grafico, assumendo consapevolezza all’interno del suo testo di come l’intertestualità, nella New Page, sia pane quotidiano. Avviene, così, che l’ascolto sia una delle prerogative per quelle cento parole che conoscono il fare cultura che è proprio della terra, di una provincia che genera ed assimila il gergo letterario. E scrive, Marino, di una terra che ormai sembra dimentica di sé «Le pietre della mia terra luccicano, al buio fanno la strada…mondane ora sono, dimentiche d’ogni essenza.»
ImageMarianna Massa, salentina, ma che da anni vive e lavora al Cairo, ci parla di una realtà diversa. Concede nuova ampiezza agli sguardi lungo orizzonti differenti, dove non è più necessario curvare se stessi per scorgere nuove prospettive, fresche, ma lo si può realizzare immergendosi nello spazio narrativo realizzato dall’autrice stessa. Ci conduce, infatti, in un tentativo di varcare le soglie della “Mitologia Bianca” tessuta da Jacques Derrida, tentando la via del riconoscimento dell’altro attraverso le proprietà ermeneutico/culturali del linguaggio in una visione gadameriana delle pluralità. Stabilendo l’ammissione, in un quadro ancor più generale, di tipo hegeliano per cui una completa universalità può essere raggiunta nella piena consapevolezza da parte dell’uomo della sua umanità.
ImageIl testo di Dino Levante può essere considerato, a ragione, una Audio New Page. Raccoglie, infatti, il senso stretto dell’ora nelle sue commistioni linguistico/tecnologiche tipiche degli sviluppi che la scrittura sta conoscendo attraverso la sua “totale immersione” nella tecnologia del web. Dove si generano parole supportate dall’audio, come nella possibilità che offre il social network Myspace che alla stesura di un testo nel blog, affianca l’opzione musicale, ovvero la scelta della musica che genera o si genera dalla scrittura in questione. Così procede la scrittura in un raccontare per immagini che, assieme alle figure evocate dal testo (il cammello come mezzo di trasporto, ad esempio), si fa raccordo diretto col passato, elaborando un’immagine dialettica per cui nell’ora si svolgono il passato ed il presente (l’istante) e si genera il futuro.

Francesco Aprile
2010/7/1

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